strade delle Valli

Ho letto le discussioni sui social sulla viabilità di questa estate 2026 nelle Valli di Lanzo.
Sia da residente pendolare che da persona innamorata di queste valli e interessata dal turismo che meritano, queste discussioni hanno provocato pensieri che si sono anche un po' inviperiti quando, questa mattina, ho trovato l'ulteriore semaforo tra Pessinetto e Losa.

In questa discussione partita da un articolo su La Grafite (con Davide Eboli, Marco Gozzano, Alessandro Orlandi, Giuliana Rocchietti, Eugenio Comanducci, Piero Di Giorgio ,Attilia Varolo, Loredana Pocchiola, Pier Carlo Sala, Antony Vincenzi, Tere Graneri, Francesco Bergamo, Maurizio Modenese) si critica duramente il nuovo cantiere sulla SP1 in Valle di Lanzo. In particolare il tempismo: il comunicato congiunto dei sindaci arriva quando i disagi si sono già verificati, segno di scarso coordinamento tra enti pubblici (viene citata anche la questione delle polveri d'amianto). Il commento più articolato contrappone la gestione attenta delle piccole amministrazioni locali, come Ceres, alla burocrazia distante della Città Metropolitana, che scaricherebbe sui comuni le conseguenze di decisioni altrui. Alcuni chiedono un dialogo preventivo con i sindaci invece di scelte unilaterali. Prevale comunque uno scetticismo diffuso sul fatto che la lettera citata nell'articolo porti a risultati concreti.

Mentre pazientemente aspettavo in coda e mi risuonavano i toni accesi di alcuni interventi mi sono venute in mente le rotaie fatte nella neve per fare passare le slitte cariche di legna, da un intervento di Giorgio Inaudi al Circul di Pessinetto, e ho pensato che proprio su quelle considerazioni sta la soluzione alla viabilità, e non solo a quella, delle Valli di Lanzo.


La distanza tra le rotaie (rujes? aiutatemi) era tale per cui le slitte del comune vicino non vi si potessero adattare; ognuno usa le slitte nel proprio comune. Fatti le slitte tue.  Cioè si progetta per sè e per i propri, non per gli altri.



Guardando la storiografia in queste valli, mi sembra, non c'è mai stata nei secoli passati la manifestazione di un interesse inter-comunale; testimonianza ne sia la mancanza di una qualsiasi sede, edificio, sala, ambiente, dedicato a riunire periodicamente tutti i rappresentanti delle valli.
Manca cioè quell'unione di intenti che è il presupposto di quanto qualcuno chiede (negli interventi social): per potere avere un dialogo con l'ente superiore (come Città metropolitana) ci vuole l'unità dei comuni attraverso un rappresentante (non l'outsider o quello che parla meglio o più forte: il rappresentante).
A poco vale che esistano enti sovracomunali divisi, intersecati e sovrapposti: è più il rumore del valore ed è bassa l'efficacia.

Non voglio sostenere che -queste- persone che intervengono non vogliano l'unità, anzi; voglio sostenere invece che in queste valli -non siamo portati- a pensieri che vadano verso il bene comune, non siamo portati a mettere davanti l'interesse di tutti a quello personale o della piccola comunità.
Ne sia testimonianza la parlata: i pronomi 'noi' e 'voi' sono nus-auti o vus-auti, cioè noialtri e voialtri, noi altri-da-voi e voi altri-da-noi la divisione dei piccoli interessi si è radicata nella lingua stessa.

Ne ho fatto esperienza personale: aprendo un locale in comune diverso dal mio (Ahi! addirittura in un'altra valle! furesté!) la prima sera d'apertura i miei convalligiani hanno pensato bene di accogliere l'iniziativa dando fuoco al locale.


Se questa tendenza centripeta  è un -legittimo- retaggio di una eredità storica di sussistenza e di lotta per il pane quotidiano ciò non ne giustifica l'esistenza oggi, momento nel quale sarebbe invece necessario lo sforzo centrifugo di andare verso la comunità degli interessi delle valli tutte al di sopra di quelle del singolo comune dalle quali discendono.

Un paradiso di territorio come quello che abbiamo meriterebbe un turismo consapevole, informato, e magari anche 'ricco' d'iniziativa e di mercato per stimolare l'economia locale; ma quanti dei nostri valligiani accetterebbero un contratto d'affitto turistico comune per tutti, quanti esercenti si assocerebbero a costi da paniere simile ovunque, quanti albergatori offrirebbero i loro servizi con un inquadramento comune?

Se si risponde negativamente alla seconda domanda è inutile appellarsi ad una migliore collaborazione tra sindaci e città metropolitana, perché come diceva meschinamente Trump a Zelensky, 'you don't have the cards', i sindaci per quanto volenterosi non 'hanno le carte', non avranno alcun potere, che gli deve derivare da una legittimazione da partecipazione popolare all'interesse comune. In questa partecipazione c'è la nostra libertà (Gaber docet) di avere la viabilità che meritiamo; invece di partecipare al bene comune ci inalberiamo solo quando ci fanno fare coda sulla strada.

Mi piacerebbe che la valli di dotassero di un luogo di discussione periodica, di un organismo di confronto, di una modalità di espressione univoco per la totalità del territorio; sogno che per questo ente il primo atto concreto sia la definizione della larghezza comune delle rujes.





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