Ma quanto costa passare da Lanzo? La galleria di Monte Basso
Da secoli si passa sotto quella collina
A luglio 2026 la galleria di Monte Basso dovrebbe riaprire. Dovrebbe, perché chi abita nelle Valli di Lanzo ha imparato a non dare per scontate le date. Sono trascorsi tre anni dalla chiusura, sono stati spesi otto milioni di euro di denaro pubblico, e ci si chiede ancora cosa sia stato fatto esattamente — e perché ci voglia così tanto tempo per rimettere in funzione un tunnel di 542 metri.La risposta a quella seconda domanda è meno scontata di quanto sembri, e per capirla vale la pena ripercorrere la storia di questa collina: da molto più lontano di quanto si immagini.
La mulattiera che non si poteva usare
Prima che esistesse qualsiasi strada asfaltata, prima ancora che esistesse qualsiasi strada carrabile, il collegamento tra Lanzo e Germagnano era una mulattiera. Non in fondo alla valle — in fondo alla valle c'era la Stura, le esondazioni, il fango, i terreni instabili. Il percorso utile era quello a mezzacosta, lungo il fianco del Monte Basso: un sentiero che rappresentava la prima direttissima per le Valli di Lanzo. Oggi esiste ancora come "Antica strada per Viù", primo tratto dell'itinerario escursionistico che risale la Valle di Viù.Il passaggio obbligato per attraversare la Stura era il Ponte del Diavolo: trentasette metri di luce, sedici o diciassette metri sopra l'acqua, dotato di porta per il controllo dei transiti e collegato al castello di Lanzo. È ancora lì. Il nome con cui lo si conosce però non è quello originale: all'epoca si chiamava ponte del Roc, e fu costruito imponendo una tassa sul vino per dieci anni. La tassa è del 1378, ma la costruzione è probabilmente precedente. Parve un'opera così straordinaria per l'epoca che circa un secolo dopo cominciò a circolare la voce che a costruirlo fosse stato il demonio in persona. Da lì, il nome. Come scrive Luigi Cibrario in Operette e frammenti storici (citato in Gaspardo della Cacia, Italo Losero): "Parve un'opera meravigliosa, e un secolo dopo si favoleggiò che fosse stato costruito dal demonio, quindi chiamato ponte del diavolo."
Questo percorso fu sempre sfruttato dai valligiani. Nel Cinquecento e nel Seicento si cercò anzi di renderlo più agevole, realizzando una mulattiera migliorata. Fu proprio questa nuova opera a dare fastidio alle autorità locali — non per ragioni di sicurezza o di manutenzione, ma per ragioni fiscali. Chi percorreva il sentiero a mezzacosta poteva raggiungere Germagnano senza passare per il centro di Lanzo, e quindi senza pagare il dazio. La Credenza di Lanzo — l'attuale Consiglio Comunale — non ci pensò due volte: il 10 gennaio 1556 e poi di nuovo il 27 aprile 1557 emanò ordinanze che imponevano la demolizione della mulattiera e una multa di cento ducatoni per chi veniva colto a usare quel passaggio. Cento ducatoni. Una cifra enorme per l'epoca.
Il transito fu ripristinato solo dopo il 15 dicembre 1621, grazie alle "Concessioni del Marchese di Lanzo, Don Gismondo d'Este". In uno dei disegni di Clemente Rovere del 1840, la vecchia strada di Viù appare ancora in ottimo stato — purtroppo con le pendici del Monte Basso totalmente disboscate per ottenere il carbone utilizzato dalle numerose fucine della bassa Valle. Perse notevole importanza alla fine dell'Ottocento e venne pressoché abbandonata nel Novecento a causa della nuova strada costruita in fondo valle.
Il percorso è ancora lì. Chi lo percorre oggi cammina sugli stessi passi di chi, nel Seicento, rischiava una multa salata per aggirare il dazio di Lanzo.
La strada che sventrò il paese
Nel 1838 il Genio Civile progetta la prima vera strada carrabile tra Lanzo e Germagnano. Il documento è conservato all'Archivio di Stato di Torino: "Strada Provinciale da Lanzo al Ponte di Germagnano. Piano della località scala 1/1250, copia 1838". Realizzata entro il 1843.Quella strada non aggirava il Monte Buriasco con una galleria. Non esisteva nessuna galleria. La strada passava in superficie, dentro il centro storico di Lanzo. Francesco Arrigo, nella sua tesi di laurea al Politecnico di Torino (2005), usa un'espressione precisa per descrivere l'impatto di quella strada sul tessuto urbano: "sventrò l'abitato". Demolì edifici. Aprì un varco attraverso il borgo medievale. Via Umberto I, nei pressi della Torre di Aymone, è ancora oggi il segno fisico di quella ferita ottocentesca.
Per circa un secolo, chiunque volesse andare da Lanzo verso le Valli passava letteralmente in mezzo al paese. I carri, poi i camion, poi le auto — tutti per il centro storico.
Gli anni Cinquanta: finalmente sotto la collina
Nei primi anni Cinquanta del Novecento (non hotrovato la data precisa) viene presa la decisione di togliere il traffico di transito dal centro di Lanzo. Si scava. Sotto il Monte Buriasco — la collina che sta sopra l'ex collegio salesiano — nasce una galleria di circa 272 metri. Per la prima volta nella storia, i veicoli diretti verso Germagnano e le valli possono evitare completamente il centro storico.Nel novembre del 2003, La Stampa pubblica un articolo su una chiusura improvvisa. La galleria del Monte Buriasco è stata chiusa: le infiltrazioni d'acqua hanno deteriorato la calotta, e pezzi di calcestruzzo stanno cadendo sulla carreggiata. I lavori durano circa cinque mesi. La calotta viene rifatta completamente. Il costo supera il milione di euro.
La galleria riapre consolidata, e da allora funziona regolarmente.
L'altra galleria. La stessa malattia.
Sull'altro lato di Lanzo — non l'ingresso dalla pianura, ma l'uscita verso le valli — c'è la galleria di Monte Basso, sulla Strada Provinciale 1. Circa 542 metri, quasi il doppio della sorella di Buriasco.
La progettazione esecutiva e i lavori di scavo furono avviati nel 1973: qui sotto una foto di quell'anno. L'apertura formale al traffico avvenne tra il 1975 e il 1976. Trattandosi di un'opera degli anni Settanta, lo scavo fu eseguito con le tecniche dell'epoca: esplosivi — le cosiddette volate di mina — per le sezioni in roccia, scavo meccanico tradizionale per gli imbocchi. Il rivestimento interno fu realizzato in calcestruzzo non armato gettato in opera. All'epoca non venivano impiegate le moderne membrane impermeabilizzanti continue in PVC tra la roccia e lo strato di finitura.
Qui vedete ildettagliodel raccordo - non ancora eseguito - con la viabilità prcedente:

La geologia del Monte Basso presentava però una specificità importante: l'ammasso roccioso ospita un bacino idrico sotterraneo perenne, con forti discontinuità strutturali tipiche della transizione verso la faglia della prima fascia alpina torinese. Senza un sistema di drenaggio profondo in grado di captare e canalizzare quelle acque, l'acqua ha esercitato per decenni una pressione idrostatica costante direttamente sul retro del rivestimento in cemento. Il risultato, in circa cinquant'anni, è stato un dilavamento progressivo dei sali del calcestruzzo — indebolimento strutturale lento e invisibile — accompagnato da distacchi localizzati della calotta a causa dei cicli di gelo e disgelo invernali, e da accumuli d'acqua continui sulla carreggiata.
A luglio 2023 la galleria di Monte Basso chiude. Non è un cedimento improvviso: è la fine di un processo iniziato il giorno stesso in cui fu costruita senza drenaggi adeguati.
Due gallerie, un'unica differenza
Due gallerie scavate nello stesso tipo di territorio, con gli stessi problemi di acqua, a pochi chilometri di distanza. Una riaperta dopo cinque mesi di lavori nel 2003, ancora in uso oggi. L'altra chiusa tre anni, otto milioni di euro.La risposta sta tutta in un precedente: la galleria di Buriasco ha già fatto la sua cura. Nel 2003 la calotta è stata rifatta da capo. Monte Basso no. Stessa malattia, stessa origine, stessa struttura geologica — ma una delle due ha ricevuto il trattamento nel momento giusto, l'altra lo ha aspettato troppo a lungo. Con cinquant'anni di pressione idrostatica accumulata, il conto è risultato proporzionalmente più alto.
Il rifacimento del 2023–2026 ha praticamente ricostruito l'interno del tunnel da zero: idrodemolizione meccanizzata per rimuovere il vecchio calcestruzzo ammalorato, iniezioni di consolidamento per bloccare i distacchi della roccia retrostante, e poi un nuovo guscio strutturale — reti d'acciaio elettrosaldate, fibre strutturali, spritz-beton ad alta resistenza — integrato finalmente da moderni canali microfessurati di captazione idrica, quelli che avrebbero dovuto esserci dal 1975.
Luglio 2026: si riapre (di nuovo)
Il 5 luglio 2025 la galleria di Monte Basso riapre per la prima volta dopo la chiusura del 2023 — in configurazione di cantiere, con limite di 30 km/h, senso unico alternato regolato da semaforo, divieto per pedoni, ciclisti e veicoli che trasportano merci pericolose.Dura meno di due mesi. Il 1° settembre 2025 la galleria chiude di nuovo: ulteriori lavori strutturali, nuove deviazioni, nuova attesa.
Il 4–5 luglio 2026 è la data annunciata per la riapertura. I lavori avranno richiesto tre anni complessivi, due riaperture, due chiusure, e otto milioni di euro di denaro pubblico.
Chi ci passa sotto attraversa una collina che per secoli si è attraversata a piedi su una mulattiera di mezzacosta, poi in carrozza passando per il centro di un paese medievale, poi in galleria da quando si è deciso di scavarci dentro nel 1975.
Alcune cose reggono per secoli. Il Ponte del Diavolo è lì dalla fine del Trecento. Il sentiero a mezzacosta esiste ancora. La strada del 1843, nella sua traccia, è ancora Via Umberto I.
Le gallerie del Novecento, invece, invecchiano. E prima o poi chiedono il conto.
Fonti
Losero, I. — Gaspardo della Cacia — amazon.it/dp/1070833428Cibrario, L. — Operette e frammenti storici, p. 269; Memorie storiche (citati in Gaspardo della Cacia)
Arrigo, F. (2005) — Beni architettonici ed ambientali nel comune di Lanzo Torinese, tesi di laurea, Politecnico di Torino — webthesis.biblio.polito.it/289
Archivio di Stato di Torino — Genio Civile, versamento 1936, pacco 3, n°22 (documento fisico)
Santacroce / Cantele (1992) — La strada carreggiabile Lanzo-Viù e l'evoluzione delle vie di comunicazione in Valle, Vol. XLIII, Società Storica delle Valli di Lanzo (volume cartaceo)
La Stampa, 1 novembre 2003 — chiusura galleria Monte Buriasco (ritaglio cartaceo)
Cortese, F. (2022) — Breve storia di strade: "La Direttissima" SP1 delle Valli di Lanzo — notizieinunclick.com
Comune di Lanzo Torinese — Antica strada per Viù — comune.lanzotorinese.to.it
Comune di Lanzo Torinese — Comunicato riapertura, 3 luglio 2025 — comune.lanzotorinese.to.it
Città Metropolitana di Torino — Galleria Monte Basso: il cronoprogramma è rispettato — cittametropolitana.torino.it
Quotidiano Piemontese (giugno 2025) — Riapre il 5 luglio la galleria Monte Basso — quotidianopiemontese.it
Riserva Naturale del Ponte del Diavolo — itinerario escursionistico — parks.it
Società Storica delle Valli di Lanzo — Da Monasterolo di Cafasse a Lanzo per l'antica strada — societastorica-dellevallidilanzo.it
Structurae — Monte Buriasco Road Tunnel — structurae.net
Dati tecnici costruttivi galleria Monte Basso: registri storici lavori pubblici Provincia di Torino