Nostre Signore delle Valli
Proprio oggi, nel giorno dello 'sciopero della cultura' 12 giugno 2026, non è certo una dissertazione quella che voglio fare: piuttosto lanciare l'amo a chi potrà aiutarmi, verso chi conosce bene le Valli di Lanzo e le sue espressioni artistiche, a favore di uno sviluppo positivo del vivere in questo paradiso.
Voglio parlare di donne, o Signore, delle valli.
Partiamo dalla mia preferita, la Signora dei Serpenti: se andate a gustare un (ottimo) gelato alla gelateria di Cantoira nello spazio antistante potrete ammirarla su un piccolo affresco sulla baita, sotto l'iscrizione 'COLINET' ed un fiore delle alpi (la classica stella a sei punte, di cui magari parleremo in altra sede, insieme ad altri simbolismi solari).


Non è una rappresentazione usuale, non ne conosco altre nelle valli, sicuramente corrisponde ad un archetipo (cioè ad una rappresentazione di base della nostra cultura occidentale, basti pensare al rapporto Eva-Serpente) e, spostandosi solo di pochi passi nella cappella di San Quirico e Iulitta a fianco della gelateria, ne potete ammirare la rappresentazione 'classica' : la Madonna che poggia i piedi sulla Luna e sul Serpente.

Questa rappresentazione 'classica' della Madonna che domina, schiaccia il serpente come simbolo del male e che incarna il femminino (Luna) è quella più frequentemente riportata; proprio per questo la raffigurazione del serpente in mano alla Signora ha una valenza di ribaltamento, sovversione, valutazione apotropaica del serpente che, così come appare nel caduceo (il doppio serpente simbolo delle farmacie) nè dà una lettura positiva, iconograficamente e simbolicamente rivoluzionaria.
Questa sovversione dei valori ha una assonanza forte con il fenomeno delle 'masche', anche in questo caso donne che utilizzano il loro sapere sulle erbe, e quindi anche sui veleni, per guarire. Donne che sono portatrici del 'fascinoso' che richiama gli uomini e, da retaggio culturale, del demonio stesso insito in loro. Donne in grado di gestire strumenti potenti per 'irretire' la maschia volontà: ce n'è da bruciarle sul rogo, non serve quindi molta immaginazione per indagare sulle motivazioni.
La particolare tecnica di esecuzione della 'Signora dei Serpenti' mi ha immediatamente portato alla mente un affresco che da bambino vedevo a Bracchiello: gli stessi colori, in particolare il blu, ed il verde e marrone utilizzati; sembra incredibile che una tecnica artigianale abbia consentito la resistenza per così tanti anni, che Giovanni Poma mi ha riportato alla memoria:
Questo affresco riporta una forma umana stilizzata, che a me sembra incongrua con le altre figure, vasi, motivi vegetali, uva ed una gallina o gallo.
Le forme dei 'petali' ricordano i simbolismi solari di cui sopra ma ciò che più atrae la mente curiosa è la disposizione simmetrica, la forma a spirale, la disposizione a sette rami.
Il primo 'vaso' ha sette rami per lato, il secondo ha sette 'fiori' in tutto, il terzo ha sette (+4) rami, il quarto riprende la struttura a sette rami del primo e aggiunge i due rami in direzione opposta come nel terzo.
In alto, un ramo che diventa un tralcio di vite sottolinea l'intera opera; una cornice con i tre colori principali verde marrone e blu racchiude il tutto.
Nel vederlo mi sono spesso soffermato sull'interpretazione alchemica: il sette è numero notevole, sette sono i colori, i giorni, e soprattutto i pianeti conosciuti (allora) che ne sono alla base. I vasi sono il recipiente alchemico in cui si compie l'opera, l'athanor che rappresenta l'uomo stesso. Il simbolismo solare, il 7+2 opposti, il Cristo che è la vite per noi tralci, il gallo simbolo ambivalente (Pietro: prima che il gallo canti… oppure il gallo nero dei riti stregoneschi) portandomi a credere che sia una specie di bibbia pauperorum dichi voleva esprimere qualche conoscenza alchemica. Inoltre molte rappresentazioni alchemiche riportano alberi simili (nota all'albero filosofico).
Per riferimento riporto due illustrazioni che l'animo autore potrebbe aver visto:


Sono immagini ricavate da testi a me cari, la Philosophia Reformata (1662) di Milius e dal Rosarium Philosophorum (1550), uno dei testi che più ci danno informazioni sull'infinito laboratorio alchemico.
Due consderazioni a latere: chi gioca a Tarocchi riconoscerà nell aprima immagine i colori e le forme tipiche degli arcani, che da qui derivano.
Seconda considerazione: mi sono divertito, anche grazie a questo affresco, a scrivere la biografia di un bracchiellese del XVIII secolo che ha qualche conoscenza di questo tipo e ha mille avvenure nel mondo.
L'affresco di Bracchiello, grazie alle ricerche ed alla sollecitudine di Giacomo Verzino, mi ha portato ad un'altra curiosa scoperta. E' stato infatti lui a suggerirmi l'esistenza di un antico paese che, allora, non era raggiungibile da alcuna strada o sentiero: Desertetto, nonostante fosse presente nelle mappe del 1700.
Con l'aiuto di Claudio Rapelli, con cui ho condiviso l'infanzia a Bracchiello, abbiamo faticosamente ritrovato l'antico borgo; oggi grazie all'opera del AI Lanzo il sentiero è stato aperto e l'accesso è più facile.
Giunti a quel paese, oltre allo stupore di incontrare case lasciate esattamente come qualche decennio fa, mi ha stupito la presenza di due basse costruzioni, con il soffitto a botte, troppo basse per essere abitate, ma intonacate, mentre la maggior parte delle baite non lo sono, quindi oggetto di una particolare attenzione; edifici dei quali non conosco lo scopo.
Su uno di questi esiste un dipinto, che solo in parte è resistito agli anni, che riporta una forma conosciuta che tanta importanza ha avuto nella storia dell'arte della zona medio-europea.
Prima di ragionare su questa forma mi hanno colito i colori: il blu, il verde, il marrone sembrano gli stessi dell'affresco di Bracchiello e della Signora dei Serpenti di Cantoira suggerendo che la mano che li ha dipinti potesse essere la stessa o che, per lo meno, la procedura di produzione dei colori (pigmenti? polveri?) fosse la stessa.
Ecco la foto di una di queste basse costruzioni:

l'ingresso è molto basso, all'incirca un metro e trenta, quindi probabilmente non era dedicato ad abitazione. Notate subito quanto resta dei dipinti ed i colori.

Ecco il nostro albero! di nuovo il vaso ed i sette rami; a questo punto non può più essere un caso, ed ancora gli stessi verdi e marroni.
Ed ecco l'immagine che più mi ha intrigato: quella che a me sembra ciò che resta di una sirena bicaudata, della Melusina. Ci sono le gambe e le squame.
Chiunque abbia girato l'Italia alla ricerca di arte antica, e segnatamente del romanico, ne avrà trovate parecchie; non è qui il luogo per riflettere sul simbolismo di questa rappresentazione, ciò che è certo è che è un motivo potente che ha attraversato i secoli e probabilmente è arrivato anche all'occhio del nostro anonimo pittore. Si può riflettere che non siamo di fronte alla cultura alta, colta, popolare e diffusa di allora ma siamo di fronte a conoscenze sottese, sussurrate. più da 'masche' che da dottori che circolavano come residuo di un periodo d'oro che è culminato all'inizio del XIX secolo per poi decadere, colpito a morte dalla conoscenza scientifica.
Stiamo in questo caso parlando di una rappresentazione femminile, marcatamente sessuata (le melusione erano poste all'altezza alla quale si poteva mettere la mano in mezzo alle 'gambe', che erano consumate in quel punto), simbolo di fertilità e apotropaica, propiziatoria, in un periodo che il solo parlare di Assunta per Maria era una operazione trasgressiva (Una femmina? assunta con il corpo? quel corpo che si sporca ogni mese? in cielo con i santi e ed i beati? impossibile. Teniamo conco che il Dogma dell'Assunzione verrà promulgato dopo il periodo di auge di Desertetto).
A questo punto facciamo un salto di valle e andiamo nella ma-donna tra le più famose delle Valli di Lanzo, la Madonna di Loreto del santuario di Forno Alpi Graie.
Innanzitutto è una madonna nera. Sul perchè sua nera ho le mie belle congetture, Gesuiti in testa, ma mi paicerebbe chiacchierarne in altro luogo.
Ciò su cui voglio mettere l'accento è la storia uffuiciale del santuario, che vede come rito fondante l'apparizione (in sogno? o forse tra sonno e veglia) a Pietro Garino il 30 settembre 1630. A parte qualche pettegolezzo che vuole che in una osteria il Garino avrebbe detto che s'era inventato tutto, voglio invece credere alla apparizione in sogno, perchè i 'grandi sogni' come sostengono una certa visione di Jung ed il salmo 108, possono essere inviati da Dio (Cum dederit dilectis sui in somnum).
Pietro ha raccontato nel dettaglio la sua visione alle autorità ecclesiastiche, che hanno registrato i dettagli e l'hanno giudicata una autentica apparizione della Madonna, tant'è che nel santuario c'è un dipinto dell'apparizione stessa che mette in immagine ciò che dice Garino.
Guardate l'immagine: la Madonna è bianca, inoltre appare con altre due donne.

Queta rappresentazione è un classico, per chi studia le reminiscenze delle società matriarcali e pre-patriarcali: le tre Moire greche, le Norne nordiche, le Tre Madri celtiche, un reflusso archetipico nella mente del visionario.
La rappresentazone è inequivocabilmente cattolica / ottocentesca ma potrebbe essere direttamente influenzata dal racconto di Garino. Abbiamo la certezza che tutti i culti si innescano su culti precedenti, questo potrebbe esserne un esempio.
Giunti a questo punto possiamo dare un sguardo a queste Signore delle Valli: quella dei serpenti, la melusina, la Vergine biana che diventa Nera; voglio concludere questo scritto nel giorno dello Sciopero della cultura e non mi dilungo, ma nel puzzle andrebbero inserite almeno le tre madri della roccia in piazza del mercato a Viù e la Santa Cristina che, chissà perchè, è di Bolsena.
In chiusura ricordo l'intento di questo scritto: una chiacchierata, per ricevere suggestioni, approfondimenti... e smentite.
- O VINCIUTO. La sorte con Napoleon. O vinciuto la sorte con la dea venere. Memoria di Anonimo cronista di Bracchiello. Con una nota di Marco Castagneri su Ceres : sulle trace del mio compaesano, GUGLIELMOTTO-RAVET Bruno et ROCCIA Rosanna et TELMON Tullio, Società storica Valli di Lanzo
- Carl Gustav Jung, l'albero Filosofico, Bollati Boringhieri 2020
- Italo Losero, Eros e magia dai tempi antichi alle reti neurali: Appunti per chiacchiere, Amazon Createspace, 2025
- Betta di Desertetto, video su Desertetto con intervista https://www.youtube.com/watch?v=UmQ-QQmcdvQ
note: ho vinciuto
jung l'albero
eros e magia
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