racconti lacassesi

Sei racconti, scritti tra il 2005 e il 2010: i primi tre potrebbero chiamarsi fotoracconti perché le immagini rivestono un ruolo importante, il quarto parte da una fotografia mentre il quinto e il sesto sono senza immagini.
Raccogliendoli e rileggendoli mi si evidenzia la nota comune: sono storie pensate sul territorio, meditazioni cresciute durante le passeggiate nella regione Basso di La Cassa in quello che un tempo era l'antico bosco planiziale della pianura padana. Mi piace pensare che le mille storie di chi ha percorso questi luoghi abbiano in qualche modo influenzato i racconti portando alla luce sentimenti antichi.
Il primo racconto parla della “ Area Umida”, una zona di elevato pregio naturalistico che ha stimolato divagazioni lisergico-musicali fantastiche crescenti fino a citare in giudizio il Divino.
Il secondo si addentra in demoniaci labirinti frugando tra pietraie e serpenti, rocce sonanti e sinfonie mozartiane; testimonia quanto un'arida pietraia può essere vicina al cuore dell'uomo.
Il safari sul Ceronda racconta della scoperta dei calori e dei colori di un mondo nuovo tra le rive di un torrente a due passi da casa.
Al racconto Pazienza sono particolarmente affezionato. E' la storia di due spighe di grano scampate alla mietitura, una meditazione sul senso del tempo.
‘Ma voi sapevate' proietta il racconto in un utopico tempo futuro per raccontare una parte della storia attuale riguardante l'immigrazione.
Lo stesso artificio del viaggio nel futuro è il perno dell'ultimo racconto, una fuga in avanti sul vegetarianesimo e sui ‘mangiatori di carne'
Non sono racconti chiusi in sé: sono spunti, inizi, abbrivi di ragionamenti che suggeriscono una direzione e rimangono aperti ad una aggiunta, ad una nuova conclusione, ad un cambiamento e ad una modifica; per questo un po' soffro nel vederli chiusi in forma di libro. La forma che finora hanno avuto, quella di pagine internet, mi concedeva un po' di spazio per tornarci ogni tanto, cambiarli, ripensarli. Attraverso i link, inoltre, consentivano l'apertura verso altre pagine, verso suoni, immagini.
Ora sono carta: diventano essi stessi una fotografia, un'istantanea, una rappresentazione di ciò che le passeggiate sulle mie terre fino ad oggi m'hanno suggerito.

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